Halloween nasce dalle antiche tradizioni celtiche, ma molte delle sue usanze hanno trovato eco anche nel Sud Italia, grazie alla lunga dominazione normanna. In Salento, i riti legati ai defunti si intrecciano con pratiche cristiane e pagane, creando un patrimonio culturale unico che ancora oggi sopravvive.

Le origini celtiche e la notte di Samhain

Per i Celti, la notte del 31 ottobre segnava la fine dell’anno e l’inizio dell’inverno. Era il momento in cui Samhain, Signore della Morte, radunava le anime dei defunti che, per un breve periodo, tornavano tra i vivi. Per proteggersi dagli spiriti maligni, gli abitanti spegnevano i fuochi nelle proprie case, riaccendendoli solo per compiere riti protettivi e bruciare offerte. Durante questi tre giorni, indossare pelli di animali serviva a spaventare gli spiriti indesiderati, una pratica che ha influenzato l’usanza moderna dei travestimenti.

Le tradizioni salentine per i defunti

Anche nel Salento, dal 31 ottobre al 2 novembre, si svolgevano rituali simili. In alcuni borghi si preparano ancora oggi dolci e doni per i bambini, raccontando che provengono dai parenti defunti. In altri luoghi, la tavola viene apparecchiata per accogliere simbolicamente le anime dei cari scomparsi. Non mancano i falò di rami di ginestra nelle piazze e gli avanzi di cibo lasciati all’aperto come omaggio agli spiriti.

L’uso della zucca intagliata e illuminata ha origini italiane, ma è negli Stati Uniti che è diventata simbolo della festa, grazie all’emigrazione di famiglie del Sud Italia che portarono con sé le loro tradizioni, tra cui il “dolcetto o scherzetto”.

Borghi e antichi riti

In borghi come Miggiano, Supersano e Presicce, era consuetudine preparare banchetti per le anime con dolci come il grano cotto e i biscotti “ossa dei morti”. Anche i bambini ricevevano dolci in dono, mantenendo vivo il legame tra le generazioni.

A Zollino, le famiglie continuano a imbandire tavole illuminate da candele, mentre processioni conducono al cimitero locale. A Martano, altari domestici e pasti tipici come grano bollito e fichi secchi accompagnano momenti di riflessione. Le luci e le candele richiamano le moderne zucche di Halloween.

Specchia, uno dei borghi più antichi e suggestivi, conserva ancora la tradizione dei “pupurati”, biscotti speziati offerti ai bambini. Qui anticamente si accendevano falò per proteggere i raccolti e allontanare gli spiriti maligni.

Leggende e racconti di streghe

Il Salento è ricco di leggende legate a streghe e spiriti. Tra Giuggianello, Giurdignano e Minervino di Lecce, i dolmen, menhir e pietre sacre evocano atmosfere misteriose, popolate da ninfe e folletti noti come “scazzamurieddhi”.

I Massi della Vecchia, ad esempio, erano la dimora della strega “striara”, che trasformava in pietra chi non rispondeva correttamente alle sue domande. A Uggiano si raccontano incontri notturni tra streghe e abitanti, mentre a Soleto la Guglia degli Orsini del Balzo sarebbe stata costruita in una sola notte grazie all’intervento di spiriti e streghe, pietrificate all’alba.

Anche a Tricase, la “Chiesa dei Diavoli” è avvolta da una leggenda che coinvolge patti con il Maligno e tesori nascosti, mentre a Santa Cesarea Terme la Grotta delle Striare, tra Porto di Castro e Porto Miggiano, era teatro di danze notturne e pozioni magiche, con rocce scolpite a forma di mani femminili simili a quelle di streghe.

Halloween e il Salento: un legame antico

Pur essendo una festa di origine celtica, Halloween mostra sorprendenti affinità con le celebrazioni salentine. Qui, i riti dei defunti continuano a vivere in forma autentica, lontani dalla commercializzazione, in un’atmosfera di memoria, rispetto e mistero.

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